domenica 3 aprile 2011

Navata destra

Le tele sugli altari vasariani furono dipinte secondo un tema comune, quello della Passione, e sono opera di vari artisti. Partendo dalla navata destra si trovano (in ordine contrario alla lettura delle scene) la Crocifissione di Santi di Tito (1568), l'Andata al Calvario di Vasari stesso, l'Ecce Homo di Jacopo Coppi dal Meglio (1576), la Flagellazione di Alessandro Fei, la Preghiera nell'orto di Andrea del Minga e l'Entrata di Cristo in Gerusalemme del Cigoli (1603-1604).
La tomba più famosa è forse quella di Michelangelo Buonarroti, tra il primo e il secondo altare della navata destra, progettata dal Vasari dopo che le spoglie del grande artista arrivarono a Firenze da Roma (1564). Sopra al sepolcro tre sculture rappresentano le personificazioni della Pittura (di Battista Lorenzi, autore anche del busto dell'artista), della Scultura (di Valerio Cioli) e dell'Architettura (di Giovanni dell'Opera), rattristate per la scomparsa del grande maestro, ma tutto l'insieme del sepolcro è una commistione di pittura, scultura ed architettura. Gli affreschi che lo decorano sono di Giovan Battista Naldini.
Davanti a Michelangelo, sul pilastro, è collocata la scultura della Madonna del Latte di Antonio Rossellino (1478) collocata sopra la tomba di Francesco Nori, morto per salvare la vita di Lorenzo il Magnifico durante la cosiddetta congiura dei Pazzi.
Proseguendo nella navata destra si incontra prima il cenotafio di Dante, smisurato monumento del 1829; piangono il poeta le figure dell'Italia e della Poesia di Stefano Ricci, impostate su uno stile neoclassico alla Canova, ma contaminate dallo spirito neomedievale, romantico e celebrativo del tempo.
Dopo il terzo altare si trova il monumento funebre a Vittorio Alfieri di Antonio Canova (1810), con una personificazione dell'Italia piangente appoggiata a un sarcofago classicheggiante con protomi e ghirlande, e un sobrio ornato con il medaglione col profilo del defunto, corone e lire allegoriche.
Sul pilastro successivo poggia il pregevole pulpito di Benedetto da Maiano, a base ottagonale, mirabilmente decorato da cinque formelle scolpite a bassorilievo, con scene della Vita di San Francesco a forte effetto di profondità grazie all'uso sapiente della prospettiva. Sotto ciascuna formella si trovano delle nicchie con statuette delle Virtù.
A fianco dell'altare seguente, il quarto, il monumento a Niccolò Machiavelli di Innocenzo Spinazzi (1787), una delle migliori opere del neoclassico fiorentino con la celebre iscrizione TANTO NOMINI NULLUM PAR ELOGIUM. Particolarmente elegante è l'urna e la figura della Politica, col delicato panneggio e una testa "alla greca".
Dopo il quinto altare si trova il monumento allo storico Luigi Lanzi, di Giuseppe Belli (1810), e poco dopo l'edicola con l'Annunciazione Cavalcanti di Donatello (1435 circa), capolavoro in pietra serena con dorature, realizzata con una tecnica inconsueta. Si tratta di un altorilievo impostato secondo l'anticlassicismo tipico di questa fase dell'opera dello scultore, con contrasto tra la semplicità della materia e la ricchezza della decorazione. I personaggi sono ritratti con una certa inquietudine e una contaminatio con motivi decorativi antichizzanti.
Oltre la porta per i chiostri si trova il già citato monumento a Leonardo Bruni, di Bernardo Rossellino (1444-1445), prototipo di sepoltura rinascimentale ispirato alle indicazioni di Leon Battista Alberti. L'iscrizione fu dettata da Carlo Marsuppini, poi sepolto specularmente nella navata sinistra.
Seguono la tomba di Gioachino Rossini, di Giuseppe Cassioli (1900) e, dopo il sesto altare, la tomba di Ugo Foscolo, di Antonio Berti (1939). Una lapide più in alto ricorda la fondazione della chiesa, mentre alcune lapidi recintate sul pavimento indicano il luogo di sepoltura di alcuni condottieri al soldo della Repubblica fiorentina: Milano d'Asti, Giovanni Acuto e, poco oltre, Biordo degli Ubertini.
Girato l'angolo, sul limite del transetto destro, si trova il monumento funebre al principe Neri Corsini, di Odoardo Fantacchiotti (1860).



Riferimenti: www.wikipedia.org

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